04/10/2022

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Catch and release: una tecnica amica della natura

Catch and release: una tecnica amica della natura

La pesca è un’attività che pratichiamo da decine di migliaia di anni, è legata alla nostra sopravvivenza e alla catena alimentare. Negli ultimi anni, stiamo diventando sempre più attenti all’impatto che le nostre azioni hanno sull’ambiente: dall’uso di energie rinnovabili all’economia circolare, dallo smaltimento dei rifiuti alla salvaguardia delle specie l’uomo ha iniziato a essere guardiano dell’ecosistema e non solo suo sfruttatore.

Anche nel mondo della pesca è così ed è per questo che si sta diffondendo sempre di più la tecnica catch and release, che in inglese significa “cattura e rilascia”. La pesca a rilascio è obbligatoria in certi contesti, ma viene praticata anche per scelta dai pescatori a cui non interessa portare a casa la preda, ma che danno valore all’esperienza di cattura in generale.

I contesti in cui la tecnica catch and release è obbligatoria sono:

  • Stagioni: esistono periodi dell’anno in cui la pesca tradizionale è vietata e si può solo pescare per poi rilasciare.
  • Per i pesci sotto misura rispetto ai limiti di legge.
  • Al raggiungimento del limite catturabile giornaliero.

Abbiamo parlato di questa tecnica insieme agli esperti del settore di Extra Fishing Gear.

Catch and release: la tecnica

La tecnica del cattura e rilascia prevede di restituire al mare o al fiume ciò che finisce nell’amo. L’obiettivo principale è fare in modo che il pesce in questione resti vivo e non riporti danni importanti in seguito alla cattura.

Nel momento in cui il pesce abbocca è importante gestire al meglio la fase di recupero e liberazione. Essa deve durare il meno possibile: l’animale in questo frangente ingaggerà una lotta estrema per liberarsi vivendo una situazione di fortissimo stress fisico. Il recupero, la slamatura e il rilascio devono essere rapidi e per questo è importante usare attrezzatura che favorisca il processo.

Quando si rilascia il pesce in acqua è buona prassi tenerlo sott’acqua sottocorrente forzandone l’ossigenazione. Quando riprende a muoversi da solo possiamo lasciarlo andare senza problemi.

Pesca a rilascio: buone norme

Esistono diversi consigli che possono essere seguiti per pescare seguendo la tecnica catch and release causando il minimo impatto sul pesce.

Innanzitutto, scegliere con cura l’amo è fondamentale. Esso deve essere estraibile senza fatica e senza danneggiare eccessivamente il pescato. Evitare quindi ancorette e preferire, se possibile, ami senza ardiglione.

Secondo, non perdere tempo. Portare a bordo il pesce, farsi le foto con calma per poi cominciare a slamare è la ricetta perfetta per fallire nel catch and release. Una volta catturato il pesce le operazioni devono essere rapide: ogni secondo è importante e può fare la differenza.

Il terzo consiglio è indossare dei guanti. Non molti sanno che quando tocchiamo un pesce lo ustioniamo dato che la nostra temperatura corporea è molto più alta. Indossare dei guanti o almeno bagnare le mani per un certo periodo nell’acqua sono accorgimenti che manterranno il pesce in salute anche dopo la pesca a rilascio.

Buona norma è anche evitare di pescare in acque profonde se si pensa di restituire il pescato all’ambiente. In questo caso il pesce potrebbe subire un barotrauma, ovvero un danno causato dal repentino cambio di pressione. Questa condizione potrebbe danneggiare gli organi dell’animale e impedirgli di tornare in acqua senza problemi.

Gli effetti collaterali della pesca a rilascio per un pesce possono essere molti, ma seguendo attentamente questi consigli si riesce a limitare davvero al minimo il danno.

La tecnica catch and release ha lo scopo di rispettare l’ambiente e i suoi abitanti. Per molti pescatori sportivi è ormai diventato lo standard: in Italia, in particolare, abbiamo la fortuna di avere abbondanza e varietà di pesci e proprio per questo dobbiamo impegnarci per preservare il nostro ecosistema senza però rinunciare a quell’attività che ci muove da migliaia di anni.

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