Leggende del Trentino Alto-Adige

Leggende del Trentino Alto-Adige

Lo spettacolare territorio del Trentino Alto Adige ha offerto nel tempo spunto a diverse leggende trentine, legate per lo più alla particolarità e ricchezza del paesaggio.

La Ninfa del Lago di Carezza

Tra tutte è la leggenda più famosa: narra la storia di una bellissima ninfa che abitava il lago di Carezza, cantando soavi melodie. Un giorno uno stregone, passando dal lago, vide la Ninfa e se ne infatuò perdutamente.

Nonostante tutti i suoi sforzi, però, la ninfa non ricambiava il suo amore; lo stregone chiese consiglio alla strega di Lagwerda, la quale lo invitò a fingersi un commerciante di gioielli e a stendere un arcobaleno da una montagna all’altra sopra il lago, costellato di gemme preziose, per attirare la Ninfa fuori dal lago e portarla via appena se ne sarebbe presentata l’occasione.

Così stese l’arcobaleno di pietre preziose, ma non adottò alcun travestimento. La Ninfa rimase abbagliata dalla bellezza dell’arcobaleno, ma non appena scorse il mago, si immerse nel lago e non ne uscì mai più.
Il mago, disperato e arrabbiato, strappo e distrusse l’arcobaleno e lo gettò nel lago: è per questo motivo che oggi il lago di Carezza risplende di tutti i colori dell’arcobaleno.

L’uomo selvaggio di Monticolo

All’interno dei boschi di Monticolo è presente una singola casa, abitata secondo la leggenda da un uomo imponente, selvaggio e molto cattivo; nessuno osava perciò avventurarsi nel bosco di Monticolo.

Un giorno un’anziana donna vi si addentrò per raccogliere della legna, e nessuno la rivide mai più, se non i suoi resti vicino alla casa del selvaggio.
L’uomo, qualche giorno dopo, si recò in paese per acquistare del bestiame: il contadino avrebbe voluto opporsi, dato che tutti sapevano come il selvaggio maltrattasse i suoi animali, ma intimorito glieli vendette lo stesso.
Il giorno successivo trovò i suoi animali di nuovo nella stalla, molto più ingrassati e più in salute che mai.

Incuriositi da quanto accaduto, alcuni abitanti della zona presero ad avvicinarsi alla casa del selvaggio, che sembrava essere sparito.
Qualcuno un giorno, preso il coraggio a due mani, entrò in casa e trovò al centro della stanza una enorme caverna: presero a scendere e tutto intorno a loro iniziò a luccicare di oro.

Spaventati corsero fuori dalla cava, e quella magia non si ripeté mai più.
Nessuno vide mai più l’uomo selvaggio.

La leggenda di Conturina

Direttamente dalla valle di Contrin arriva la storia della fanciulla Conturina. Era una ragazza di una bellezza infinita e delicata, a cui però si contrapponeva la sua matrigna, ricca proprietaria di un castello, e le sue due figlie, decisamente brutte d’aspetto.

La matrigna cattiva cercava in ogni modo di trovare un ragazzo per le sue due figlie, ma chiunque si recasse al maniero non aveva occhi che per Conturina; furiosa, ordinò alla povera fanciulla prima di tacere, poi di rimanere completamente immobile ad ogni visita di viandanti o cavalieri.

Non c’era però modo di dissuadere le visite dei ragazzi, incantati dalla bellezza perfetta di Conturina. La matrigna, esasperata, chiese aiuto ad una strega che trasformò la povera ragazza in una statua: paradossalmente le visite al castello continuavano, per ammirare la bellezza eternamente impressa nella statua.

Fu questa la goccia che fece traboccare il vaso, così la matrigna ordinò che la statua di Conturina fosse trasportata in cima alla rupe che domina il Passo di Ombretta.

Passando da quelle parti, ancora oggi è possibile udire il dolce e melodioso canto della fanciulla, destinata a rimanere intrappolata per sempre nelle rocce del passo.